La sede

L’Archivio di Stato di Perugia ha sede in una vasta ala del complesso monumentale del convento di San Domenico.

I frati predicatori si insediarono a Perugia fra il 1233 e il 1234, ottenendo dal Comune cittadino un terreno sito in porta San Pietro, presso la pieve di Santo Stefano del Castellare, sul quale iniziarono subito a costruire una piccola struttura conventuale e una chiesa intitolata a san Domenico. In essa avvenne, nel 1235, la canonizzazione di Elisabetta di Ungheria e, nel 1253, del santo martire domenicano Pietro da Verona. L’antica chiesa venne poi inglobata fra il primo e il secondo chiostro, nel corso dei secolari lavori di ampliamento del convento: attualmente essa, di cui è ancora ben riconoscibile la bella facciata in pietre bianche e rosse con portale gemino, ospita uno dei depositi dell’Archivio di Stato.

Nel corso del sec. XIII venne realizzato il primo convento, in un corpo di fabbrica ortogonale alla chiesa. Nel 1304 papa Benedetto XI concesse la pieve di Santo Stefano del Castellare ai frati Predicatori e un’indulgenza plenaria da lucrarsi fra il 2 e il 3 agosto: si avviò quindi la prima fase di lavori strutturali sulla pieve di Santo Stefano per realizzare la nuova chiesa, nell’area dell’attuale transetto della basilica di S. Domenico. La basilica attuale prese forma nel corso del XV secolo, e venne consacrata nel 1459.

Il programma di ampliamento del convento ebbe una forte spinta grazie alla figura di Leonardo Mansueti, perugino, Maestro generale dell’Ordine tra il 1474 e il 1480; vennero così realizzati i nuovi dormitori, la grande sala destinata alla biblioteca, al primo piano dell’edificio opposto alla chiesa, il grande chiostro con 40 colonne in travertino. La sala della biblioteca, oggi sala conferenze dell’Archivio di Stato, richiama da vicino la biblioteca del convento domenicano di S. Marco a Firenze e la biblioteca Malatestiana di Cesena. Nel corso del XVI secolo, la chiesa “vecchia” venne riconvertita a nuovi usi (il sottotetto venne adibito a dormitorio e l’abside venne demolito), venne terminato il chiostro maggiore e l’ordine superiore del porticato. Nel 1629 venne ampliato il refettorio, che giunse a inglobare la campata finale della sala della biblioteca.

Dopo l’Unità, con la soppressione postunitaria delle corporazioni religiose, il convento venne concesso dal Commissario straordinario per le province dell’Umbria, Gioacchino Napoleone Pepoli, al Comune di Perugia, ma fu presto utilizzato come caserma, ospitando anche il 51° Reggimento fanteria della brigata Alpi. Successivamente agli avvenimenti del settembre 1943, la caserma fu occupata da truppe tedesche, poi dagli alleati, infine da gruppi di sfollati. Tra 1946 e 1947 gli sfollati vennero trasferiti nel convento delle Cappuccinelle, dove si trovava all’epoca l’Archivio di Stato, e il materiale archivistico fu portato a S. Domenico, concentrandolo inizialmente nell’edificio dell’antica chiesa di S. Domenico “vecchio”. Si iniziarono lavori di consolidamento, restauro, sistemazione dell’intero edificio; si poté successivamente procedere alla collocazione della documentazione archivistica in locali scaffalati.

La parte destinata all’Archivio di Stato comprendeva anche l’ex biblioteca: come scrisse l’allora direttore Giovanni Cecchini dopo una ricognizione effettuata nel 1946, “esultai nel constatare che nel perimetro [dei locali] assegnati all’Archivio era inclusa l’aula a tre navate in cui a prima vista era riconoscibile la bella e austera biblioteca che vari scrittori di memorie locali avevan ricordato, ma che nessuno conosceva. … Le condizioni erano penosissime e del più agghiacciante squallore … se non fosse stato per la conformazione a tre navate e per i magnifici capitelli miracolosamente salvati, per quanto mascherati da ripetute mani di tinteggio e se non fosse stato per un che di nobile e, a me parve, di malinconica dignità, era irriconoscibile nel suo aspetto di disertata e sconvolta camerata di soldati”. L’entusiasmo di Cecchini era giustificato, poiché sapeva di aver riscoperto una gemma dimenticata dell’architettura italiana del Quattrocento, un esempio tipico delle biblioteche del tempo. A lui si deve il recupero della biblioteca, di cui seguì i lavori di restauro nei minimi particolari.

La nuova sede dell’Archivio di Stato fu solennemente inaugurata nell’ottobre del 1957, nell’ambito di un convegno dell’Associazione archivistica nazionale (ANAI) e alla presenza delle autorità. Il complesso è attualmente di proprietà demaniale.

In seguito ai gravi danni subiti dalla struttura a causa del sisma del settembre 1997, oltre a importanti interventi di consolidamento in varie zone dell’edificio, sono stati realizzati negli ultimi anni il pavimento in cotto del salone della Biblioteca, il nuovo allestimento con scaffalature compatte nei depositi 4 e 5, la nuova sala di studio, l’aula didattica, la nuova sala di consultazione della biblioteca d’Istituto, il recupero dei sotterranei dell’edificio e il loro allestimento ad area espositiva. Alla fine del 2014 è stato realizzato un lavoro di recupero e sistemazione dell’area del chiostro interno del complesso di San Domenico, di pertinenza dell’Archivio di Stato.

 

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Ultimo aggiornamento: 18/06/2026