Attività
L’Archivio di Stato di Perugia, nell'ambito delle funzioni di valorizzazione del patrimonio culturale custodito, svolge attività scientifica e divulgativa.
Nel menù a sinistra è possibile visionare l’elenco delle attività svolte.
La sezione è in corso di allestimento.
Conservazione
Uno dei principali compiti degli Archivi di Stato è conservare il patrimonio documentario acquisito nel corso della sua esistenza, attraverso il versamento dei documenti da parte delle amministrazioni statali esistenti nel territorio della provincia, il deposito di materiali da parte di enti pubblici o di soggetti privati, l’acquisizione di archivi privati tramite acquisti o donazioni. Agli Archivi di Stato infatti sono pervenuti nel tempo documenti provenienti sia dagli uffici statali operanti nell'ambito della provincia, sia da amministrazioni comunali e provinciali, sia da enti o associazioni di natura privata o da persone o famiglie che hanno deciso di donare o di depositare i propri archivi per assicurarne la conservazione e la valorizzazione.
Gli archivi non rispecchiano soltanto l’immagine o la vita di chi li ha prodotti, ma anche il modo in cui ha voluto organizzarli e sistemarli, nonché le vicende della loro trasmissione e manipolazione da un soggetto conservatore all’altro nel corso della loro storia.
Va tenuto presente che gli archivi non sempre pervengono all’amministrazione archivistica in uno stato di ordinamento corrispondente ai criteri stabiliti da chi li ha prodotti. Anzi, si verifica di frequente che al momento della loro acquisizione versino in uno stato di disordine materiale che impedisce di riconoscerne la provenienza, la struttura e le parti costitutive.
La conservazione degli archivi non consiste solo nel custodirli nello stato in cui si trovano, ma comporta anche interventi diretti a restituire loro le specifiche caratteristiche e a recuperare la loro identità storica.
Poiché costituisce un essenziale e imprescindibile interesse pubblico la fruizione del patrimonio culturale, gli Archivi di Stato, nell’ambito delle finalità loro affidate, sono attenti a legare strettamente la conservazione degli archivi alla loro fruizione.
Pertanto questi Istituti, sulla base delle risorse disponibili, elaborano progetti e programmi di riordinamento e di descrizione del materiale documentario che posseggono finalizzati a valorizzare la sua natura di fonte per la ricerca storica. Da queste attività di analisi e di studio deriva la messa a punto di strumenti che, descrivendo gli archivi e il loro contesto di produzione, rendono possibile la ricerca da parte di esperti e di storici professionisti, ma anche da parte di un più ampio pubblico di appassionati di memoria storica.
La conservazione degli archivi non solo non coincide quindi con la passiva custodia dell’esistente e implica invece una coerente, coordinata e programmata attività di studio, ma comporta anche una costante e competente attenzione alla protezione, alla manutenzione e al restauro degli archivi.
Per prevenire il deterioramento dei documenti si rende necessaria un’attività di monitoraggio delle condizioni e dell’utilizzo e l’adozione di misure idonee a evitare spostamenti che potrebbero pregiudicarne l’integrità. Costituisce un’efficace misura di protezione un’adeguata descrizione delle fonti che, insieme con la riproduzione digitale, limiti in modo significativo la movimentazione degli originali. Il ripristino dello stato di conservazione del documento costituisce in genere il risultato di delicati interventi volti al recupero della sua integrità e quindi della sua fruibilità da parte del pubblico.
Diversi e ancora non del tutto risolti sono i problemi riguardanti invece le risorse digitali, a proposito della cui conservazione non si discute soltanto di soluzioni tecnologiche, ma anche di figure che se ne assumano la responsabilità e di comportamenti che favoriscano il controllo e il monitoraggio di quelle risorse.
Riordinamento
Gli Archivi di Stato sono istituti addetti alla conservazione di complessi documentari prodotti nel corso dei secoli da diversi soggetti pubblici e privati. Questi materiali, che attualmente costituiscono una parte consistente e qualitativamente fondamentale del patrimonio documentario italiano, possono essere stati acquisiti per versamento, se provenienti da istituzioni statali o pubbliche, per deposito, per donazione o per acquisto.
Perché li si possa anche consultare, in modo che diventino fonti per la storia, occorre che siano ordinati e corredati degli opportuni strumenti per la ricerca.
Nel progettare il riordinamento di un archivio e l’elaborazione di uno strumento di ricerca, l’archivista analizza attentamente il materiale documentario, ricostruisce il contesto in cui è stato prodotto e il processo di sedimentazione e di trasmissione.
Lo stato di ordinamento degli archivi riflette sia il modo in cui il soggetto che li ha prodotti intendeva organizzare il sedimento della sua vita e della sua attività, sia le vicende della “trasmissione” dei documenti nel corso del tempo, da un soggetto all’altro, da un luogo all’altro e secondo criteri e modalità differenti.
In base alla dottrina, punto di riferimento del lavoro dell’archivista è un concetto di ordinamento originario legato a una relazione statica e ben definita fra il soggetto produttore e il suo archivio, che non sempre però si constata nella realtà. Si riscontrano infatti situazioni molto diverse. Alcuni archivi non sono mai stati organizzati secondo schemi precisi, né sarebbe giusto pensare che a ogni cambiamento di persone o di criteri di conservazione debba corrispondere necessariamente una risistemazione di tutto l’archivio. A volte si verifica infatti che siano stati riorganizzati soltanto determinati settori di un archivio, perché legati ad attività nuove o affidate a nuovi soggetti.
Frequente è anche il caso di archivi che recano tracce di distruzioni, di dispersioni, di interventi di riorganizzazione parziali o totali. Lacune, incongruenze e testimonianze di interventi non lineari caratterizzano spesso gli archivi, rendendo difficile la comprensione del loro senso e delle modalità con cui riconoscere e consultarne le parti. Spesso poi si riscontrano negli archivi tracce di successivi ordinamenti dovuti a interventi intesi a modificarne l’organizzazione per adeguarla a un differente paradigma culturale o per permettere un nuovo e diverso utilizzo dei documenti.
A partire dal secolo XIX la diffusione dei piani di classificazione o titolari ha messo in particolare evidenza l’esigenza delle istituzioni di definire un quadro concettuale dell’archivio che rifletta i criteri con cui rendere possibile la ricerca dei documenti e le funzioni degli uffici, piuttosto che la struttura e l’articolazione di questi.
Valorizzazione
L’Archivio di Stato di Perugia organizza iniziative di scambio e di confronto scientifico e culturale, allo scopo di mettere a fuoco i temi e i problemi del mondo degli archivi e di favorire la conoscenza e l'utilizzo del patrimonio archivistico che conserva. Un particolare rilievo rivestono, a questo proposito, i progetti di valorizzazione che promuove o ai quali partecipa, in quanto volti a conseguire gli obiettivi a breve o a medio termine della sua politica culturale.
L’Istituto svolge al contempo attività di promozione degli archivi e degli edifici monumentali in cui ha sede. Con questa finalità – accanto alle azioni del conservare, restaurare, ricercare, schedare – è impegnato da tempo in iniziative volte a andare incontro sia alle esigenze di un pubblico di specialisti che a quelle di studenti e di non esperti. Limitare infatti a una ristretta cerchia di studiosi il patrimonio di conoscenze relative agli archivi significherebbe negar loro la natura di beni demaniali, cioè di interesse per l’intera collettività.
Puntare sulla promozione di cultura significa mettere in atto iniziative intese a estendere e diversificare le possibilità di fruizione dei beni:
- con attività di carattere specificamente didattico;
- con attività promozionali in senso stretto: ampliamento degli orari di apertura al pubblico, organizzazione di visite guidate, convegni, conferenze, incontri di studio, allestimento di mostre con relativo catalogo;
- con pubblicazioni di carattere scientifico, ma anche di natura didattica o divulgativa, per favorire l’accostamento di un pubblico sempre più ampio anche a beni come quelli archivistici che, per loro natura, implicano un bagaglio culturale e metodologico che non tutti posseggono.
Negli ultimi anni, grazie alla realizzazione e alla sistemazione di nuovi spazi dedicati, l’Istituto si è aperto, nelle sue cinque sedi, anche ad attività culturali diverse, non strettamente pertinenti al patrimonio archivistico conservato; così, attraverso l’organizzazione di concerti, presentazione di volumi, conferenze, esposizioni di arte moderna, si è voluto favorire l’ingresso in Archivio di persone che – per età, interessi culturali, professione – difficilmente vi si sarebbero mai avvicinate, nonché valorizzare gli edifici storici e monumentali che ospitano le sedi di Perugia e delle quattro Sezioni di Assisi, Foligno, Gubbio e Spoleto.
Ultimo aggiornamento: 13/06/2026
